Coworking: la libertà di scegliere dove lavorare (e vivere) - Trentino Social Tank
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Coworking: la libertà di scegliere dove lavorare (e vivere)

Intervista a Elisa Poletti

Negli ultimi anni la parola coworking è entrata a far parte del vostro vocabolario. Prima ancora, ha colonizzato il nostro immaginario: i creativi, gli smanettoni e i freelance della West Coast statunitense, indaffarati davanti ai loro pc in open space ampi e luminosi, sono diventati l’emblema di un nuovo modo di lavorare. Più creativo, più libero e decisamente hipster. Sono loro, i “coworkers”? Non proprio, o meglio, non solo. Cerchiamo dunque di capire che cosa sia il coworking. 

Il coworking è uno stile lavorativo che implica la condivisione con altre persone di un ambiente di lavoro, mantenendo un’attività indipendente. Uno spazio di coworking, quindi, si presenta come un grande ufficio con numerose postazioni individuali, scrivanie accessoriate, sale riunioni, aree ristoro, aree relax e una rete wi-fi condivisa. Nati nei primi anni Duemila a San Francisco, questi luoghi di lavoro, imprenditorialità e socialità si sono presto diffusi in tutto il mondo. In Italia il primo coworking è stato inaugurato a Milano nel 2008, e ad oggi se ne contano più di 780 sparsi su tutta la penisola. Ora, anche in Trentino è possibile diventare “coworkers”. Dove? E perché fare questa scelta? Ne abbiamo parlato con Elisa Poletti, cofondatrice di TST2Work, una rete diffusa di coworking promossa da Trentino Social Tank.

Elisa, come è nata l’idea di aprire un coworking?

L’idea del coworking ci ha accompagnato fin dalle origini. Noi di Trentino Social Tank ci siamo sempre posti l’obiettivo di portare innovazione sul territorio, e nel 2014 io e un collega abbiamo capito che creare un coworking poteva fare la differenza. A quel tempo, a Trento c’era già qualche piccola esperienza, ma nulla di definito, anche dal punto di vista culturale. Mancava senza dubbio una cultura della condivisione e dello scambio, intesi come fattori in grado di arricchire i singoli professionisti. Il primo spazio che abbiamo aperto era piccolo, contava solo 10 postazioni.
Ma la nostra idea era chiara: volevamo che le persone, incontrandosi, potessero confrontarsi e sviluppare nuove idee, contribuendo così a innovare il tessuto sociale trentino. 

Alla fine del 2019 è arrivato il salto di qualità: venivamo da un periodo di crescita molto veloce, e il nostro coworking aveva bisogno di più spazio. Così abbiamo deciso di affittare i due piani in Piazza Libertà a Gardolo dove ci trovate adesso. Questo edificio, prima, ospitava una merceria, il Bazar Moser, un vero e proprio punto di riferimento per tutto il paese.
Ecco, noi abbiamo provato a creare un bazar 2.0, ridando vita e innovando uno spazio da sempre vocato alla socialità e all’imprenditorialità.

Il vecchio bazar è stato completamente ristrutturato e riorganizzato: oggi al piano terra si trova lo spazio ordinario, dove svolgiamo le attività di formazione e consulenza, mentre al primo piano ci sono 20 postazioni open space, una sala riunioni, le cabine per le telefonate, un angolo cucina e uno spazio relax. Il coworking è stato inaugurato a marzo 2020… pochi giorni dopo, quindi, siamo stati costretti a chiudere. La pandemia non ha di certo aiutato lo sviluppo di luoghi di condivisione come questo, ma superato il momento di difficoltà la richiesta è tornata a crescere.

 

Sì, la pandemia ha segnato una pesante battuta d’arresto per tutte le forme di socialità, ma ha anche dimostrato che tanti lavori possiamo farli senza vivere per forza in una grande città…

Esatto. Questi due anni ci hanno insegnato che possiamo vivere appieno il nostro luogo di residenza, a prescindere dal lavoro che facciamo. Forti di questa consapevolezza, una volta superato il lockdown del 2020 abbiamo iniziato a chiederci quale potesse essere il ruolo del coworking in aree periferiche come quelle trentine.
Sviluppare la propria professione restando “in montagna” poteva essere possibile? E avere spazi attrezzati per lavorare da remoto o fare impresa anche in aree rurali e montane poteva avere un impatto sociale positivo? La nostra risposta è stata ed è affermativa, e così abbiamo iniziato a sviluppare TST2work, un progetto di coworking diffuso.
Oggi siamo felici di poter offrire degli spazi di coworking non solo a Gardolo, ma anche in Val di Sole e in Primiero. E a breve, ne arriverà anche uno in Paganella. I primi di una lunga serie, ci auguriamo!

Qual è stata la risposta dei territori?

La risposta è senza dubbio positiva. Certo, i nostri spazi non sono ancora conosciuti da tutti, ma il coworking sta diventando una modalità di lavoro sempre più utilizzata e apprezzata. A utilizzare i nostri spazi non sono solo lavoratori giovani e creativi, ma anche liberi professionisti di mezza età. Insomma, il nostro target è molto trasversale:


Per i liberi professionisti, infatti, il coworking è un’ottima occasione per entrare in contatto con altri professionisti e allargare la propria rete; chi viene qui, inoltre, finisce spesso per essere coinvolto nelle nostre attività di formazione e consulenza.
Per le imprese piccole e giovani, invece, il coworking offre il vantaggio di abbattere i costi di affitto di un ufficio, avendo al contempo a disposizione degli spazi molto professionali e accessoriati. Ognuno trova la propria misura e il proprio stile di lavoro: c’è chi viene tutti i giorni, chi alterna casa e ufficio, chi prenota una postazione per una call urgente e fuori programma.
Ma a scegliere i coworking, soprattutto quelli in montagna, non sono solo i trentini: ci sono anche molti turisti, che per poter allungare la vacanza affittano i nostri spazi per alcuni giorni. Dopo la pandemia, infatti, ci siamo accorti che molte persone hanno iniziato a frequentare di più le loro seconde case in montagna, trovando nei nostri spazi un’ottima alternativa all’ufficio in città. 

 

Il coworking è senza dubbio una soluzione più sostenibile per il singolo lavoratore, ma lo è anche per i nostri territori montani?

Quando si parla di coworking il tema della sostenibilità è cruciale.
Il coworking è una modalità di lavoro sostenibile innanzitutto dal punto di vista ambientale: permette alle persone di lavorare dove vivono, e quindi riduce gli spostamenti e il pendolarismo. Penso a tutte le persone che percorrono ogni giorno il tragitto Trento-Bolzano… il coworking potrebbe abbattere l’inquinamento prodotto dai trasporti, oltre ad avere un impatto positivo sulla qualità della loro vita.
In secondo luogo, il coworking è una scelta sostenibile dal punto di vista sociale: lavorare in un ambiente dinamico e confortevole aumenta il benessere psico-sociale del lavoratore, rafforza il senso di comunità e facilita lo scambio e l’incontro tra professionisti.

Infine, c’è il grande tema della sostenibilità territoriale: grazie al coworking possiamo vivere la montagna tutto l’anno, invece che nella modalità “mordi e fuggi” spesso prevalente. La montagna, insomma, smette di essere un posto dove andare solo in vacanza, o dove tornare il fine settimana, e diventa un luogo vivo e vivibile, dove sviluppare la propria imprenditorialità, dove creare reti lavorative, e quindi anche dove scegliere di vivere e di mettere su famiglia. Noi crediamo nelle periferie e nelle aree marginali, come le nostre valli trentine. E pensiamo che il coworking sia un buon modo per valorizzarle e incentivare il loro sviluppo sostenibile.

Insomma, grazie al coworking le persone potranno decidere sempre di più se restare in montagna o trasferirsi in città…

Questo è proprio il mio sogno: avere la libertà della scelta, e renderla possibile per sempre più lavoratori. Io sono originaria della Valtellina, e la montagna l’ho dovuta abbandonare per studiare e costruire il mio percorso lavorativo. Vorrei che i giovani non fossero obbligati ad andarsene ma potessero scegliere. E che potessero realizzare i loro progetti dove sono nati e dove vivono. Oggi le soluzioni ci sono, bisogna solo portarle sul territorio e promuovere una nuova cultura del lavoro. Con TST2Work ci stiamo provando.

 

Troppo bello.. voglio conoscere meglio i coworking TST2WORK !

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