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Michele Callà – Open Innovation

Una biografia quasi romanzata

Sono Michele, sono nato in Svizzera da genitori calabresi e ho già 41 anni.

La musica è sempre stata la mia passione, tanto che ancora da piccolissimo, quando mio padre metteva sul piatto un disco di musica classica, io mi sedevo davanti allo stereo e cominciavo a muovere il dito. Così, grazie ad un armonium comprato per 50 franchi al mercatino dell’usato e ad un vecchio innario valdese, mio padre stesso ha cominciato ad insegnarmi i primi rudimenti musicali. Ritornati in Italia per permettermi di fare le scuole italiane all’età di otto anni ho incominciato ad imparare il pianoforte in scuole musicali private; a sedici anni ho preso la via del conservatorio. Ardua e difficile…

In seguito ad un grave incidente ho perso qualsiasi aspirazione musicale, frequentando per un periodo la filosofia e la teologia, quasi arreso all’impossibilità di terminare gli studi. Nonostante tutto non ho mai smesso di essere affascinato dallo studio in generale e dalla ricerca musicale; infatti autonomamente ho approfondito il linguaggio jazz e pop e ho autoformato la mia mente frequentando assiduamente biblioteche, librerie e musei, oltre a concerti di ogni genere.

Quando a ventiquattro anni ho avuto la possibilità di entrare in ospedale come portiere mi sembrava il lavoro perfetto: posto fisso, seduto, poca fatica, ampia possibilità di leggere… Ma la musica non mi lasciava. Così, in età matura ho ripreso gli studi iscrivendomi al corso tradizionale di composizione al Conservatorio e rimettendo in gioco tutta la mia vita, mi sono iscritto contemporaneamente alla scuola serale, ottenendo il diploma in Scienze Umane.

Ho partecipato al corso di direzione d’orchestra a Todi e ho fatto parte dell’orchestra di Intonarumori del futurista Luigi Russolo ricostruita da Luciano Chessa che si è esibita al MART, replicando al MaerzMusik nell’ambito Festspiele di Berlino.

Quattro anni fa l’Azienda Sanitaria, su suggerimento dei miei colleghi, mi ha proposto di diventare coordinatore delle portinerie del S. Chiara e di Villa Igea: ho accettato sperando in un miglioramento di posizione, invece ho mantenuto la vecchia posizione, aumentando solo il carico di lavoro.

Così eccomi qua, ancora una volta a rimettermi in gioco.

 

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