Professionisti che possono fare la differenza per le famiglie di oggi - Trentino Social Tank
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Professionisti che possono fare la differenza per le famiglie di oggi

INTERVISTA ALLA PEDAGOGISTA ELEONORA PEDRON

Per la situazione di emergenza si è creata una situazione particolare: da una parte si ha l’apertura dei servizi all’infanzia in maniera ridotta e dall’altra si necessita di una figura che possa supportare i genitori che sono tornati a lavoro per gli orari di chiusura dei servizi. 

Dal tuo punto di vista, da pedagogista e professionista in questo settore, qual è il giusto equilibrio per il bambino per non fargli sentire questo “sbalzo” da casa al nido e dal nido a casa con una figura diversa dai propri genitori?

Questa nuova situazione, oltre agli aspetti difficili,  ha creato, secondo me, occasioni per rivedere l’importanza di alcune prassi fondamentali del lavoro educativo, riprendendole e rafforzandole.

Nelle precedenti edizioni del corso, ho sempre insistito sull’importanza, per chi si occupa di educare, di curare l’ingresso negli spazi domestici e simbolici di una famiglia, curandosi della delicatezza che richiedono. Questo vale in particolare per la/il baby sitter che svolge il proprio lavoro abitando gli spazi di vita intima della famiglia, ma anche per le/gli operatrici/ori dei servizi di conciliazione che, relazionandosi con le famiglie entrano inevitabilmente a contatto con le loro abitudini, la loro cultura, i loro spazi simbolici.

Nel momento attuale, diversi possono essere i vissuti della famiglia in relazione all’emergenza, al contagio. Diverse saranno state le strategie di resilienza al cambiamento e, prima ancora, al lungo confinamento sperimentato in primavera. Entrare in questi spazi e in questi vissuti richiederà pertanto ancora più delicatezza e sarà occasione, per le professioniste e i professionisti, di rivedere la loro postura nell’incontro degli spazi intimi delle famiglie, delle bambine e dei bambini. Un’occasione per ricordarsi che la propria versione delle cose non è necessariamente la stessa di chi si ha di fronte, così come diverse saranno le modalità di relazionarsi alla paura, al cambiamento, alle nuove regole. Entrare in punta di piedi, osservare e osservarsi, mettersi in dubbio oltre che in gioco, sono sempre stati elementi essenziali della relazione di cura, oggi c’è occasione di rivederne l’importanza. Un esempio di buona prassi è quella di iniziare l’intervento in relazione e compresenza con la famiglia, evitando di iniziare quando i genitori debbono già assentarsi e lasciare figli e figlie alle sole cure della/del professionista. Condividere i primi momenti insieme alla famiglia è fondamentale per osservarne le dinamiche e garantire un passaggio dolce e sicuro alle bambine e ai bambini ma anche per permettere di essere osservate/i, lasciando il fisiologico tempo necessario a farsi conoscere e ad avviare una relazione di fiducia. È la funzione dei momenti di “inserimento”, prassi dei nidi e delle scuole dell’infanzia. Anche per chi si occupa di educare a domicilio questo momento di passaggio risulta fondamentale. In questo momento è più evidente la sua necessità, tuttavia sarebbe auspicabile prevederlo sempre. In questo senso la situazione attuale può essere una buona occasione per riconoscere  finalmente questa pratica come irrinunciabile.

In questo periodo i bambini di cosa hanno bisogno?

Credo che la prima cosa da ristabilire, per il bene dei bambini e delle bambine, sia la routine. Il lockdown ha comportato  un cambiamento repentino delle abitudini, dei ritmi e dei tempi della quotidianità. Se i bambini e le bambine hanno potuto beneficiare della presenza continua dei genitori, che di questi tempi è senz’altro un’esperienza preziosa, hanno perso il contatto con figure e realtà esterne. Quando, durante il confinamento a casa, i genitori mi chiedevano consiglio su come comportarsi, ho ritenuto importante sottolineare l’importanza di rispettare routines. Le ritualità del tempo, come sapere che a quell’ora si pranza, a quell’ora si cena e a quell’ora si va a dormire, creano un sentimento di stabilità, di sicurezza. Anche nelle strutture educative le routines, oltre a permettere di gestire meglio le dinamiche di gruppo, hanno come principale funzione quella di sollecitare l’acquisizione di un senso di sicurezza verso il contesto e verso gli adulti. Attraverso la percezione di un ambiente sicuro, dove tempi e spazi hanno una loro prevedibilità, bambine e bambini possono sentire il terreno solido per sviluppare l’autonomia. 

Un’altro aspetto da curare è il passaggio dallo spazio domestico al mondo esterno, dove le regole sono cambiate. Bambini e bambine hanno fortunatamente capacità di adattamento spesso superiori a quelle degli adulti, tuttavia è necessario curare il loro ingresso in un ambiente cambiato, aiutandoli ad attribuirvi senso. Mascherine, distanziamenti e misure di prevenzione andrebbero spiegati con parole adeguate, trovando modalità per farle comprendere meglio ai bambini e alle bambine. Qui è richiesta la creatività e la cura delle persone adulte. In questo senso l’emergenza può essere occasione di sollecitare modi creativi di rivedere la relazione. La cura della distanza, per esempio può ricordarci di riflettere su elementi importanti sempre, come il rispetto dello spazio dell’altro, dell’altra. 

Le nuove pratiche di igiene e di distanziamento possono essere proposte come forme giocose e creative di relazione, senza dovere  insistere eccessivamente sulle nozioni di contagio e di virus.

Alle professioniste che lavorano nei nidi, alle babysitters, consigliamo per esempio di creare “kit” a uso personale con giochi e oggetti che possano colmare quel vuoto che lascia la limitazione del contatto fisico, così importante per i più piccoli. Un esempio? Io propongo l’uso di un pennello a setole morbide per il massaggio prima della nanna pomeridiana, uno strumento personale che il bambino, la bambina, potrà conservare nel tempo e che consente di creare un contatto anche quando questo deve essere mediato. 

Secondo te la figura della babysitter in questo momento quali caratteristiche peculiari ha bisogno di avere?

Pazienza, creatività, voglia di mettersi in gioco, di ascoltare, di riflettere prima di agire. Sono poi le caratteristiche che servono sempre a chi si occupa di cura. Questo momento, però, le richiede in maniera più forte. Siamo al cospetto di una situazione nuova per tutti e tutte, bambine/i e adulte/i, riflettere, non avere fretta di agire, ascoltare cosa l’altro chiede e cosa l’altro esprime prima di rispondergli è fondamentale per poter gestire nel modo migliore l’inedito. 

Se ci riflettiamo bene, il lavoro educativo, l’altro che abbiamo di fronte, sono sempre inediti. Per questo l’ascolto e la riflessione sono gli elementi fondamentali del lavoro di cura. Possiamo dire che in questo particolare momento abbiamo l’occasione di affinare e potenziale queste qualitá che l’educazione e la relazione richiedono.

In questo periodo storico dettato dall’emergenza, quale preparazione sul piano psicologico-emozionale la figura di accudimento (babysitter) dovrebbe avere?

Il corso per baby sitters e operatori/operatrici dei servizi di conciliazione, cui partecipo dalla prima edizione, ha da sempre posto molta attenzione al piano psicologico-emozionale e relazionale della relazione educativa. Recentemente Tst ha proposto un corso di aggiornamento sulla paura e la fiducia, che ho realizzato di persona. Credo che una preparazione su questo argomento, che consenta di apprendere quali sono gli atteggiamenti e le attenzioni da assumere di fronte all’ansia e alla paura e di lavorare a favore dello sviluppo della fiducia sia molto importante. Oltre a un corso che dovrà per forza prevedere tutti quegli aspetti di prevenzione e igiene richiesti dal momento attuale, è importante curare il vissuto dei bambini e delle bambine, ma anche delle famiglie, rispetto a questo passaggio, questo cambiamento. Il corso già prevedeva moduli su tempi e spazi dell’educazione, sull’etica professionale e sulle dinamiche relazionali della cura. L’educazione punta da sempre al dialogo, sia con le famiglie che con i/le bambini/e, all’ascolto dei loro desideri e bisogni, alla continua riflessione sui movimenti, quelli degli altri ma anche quelli interni a chi educa. Con uno sguardo attento alle nuove richieste che questa situazione comporta, l’operatore, l’operatrice avrà sicuramente il bagaglio necessario per prendersi cura di bambine, bambini e famiglie.

Visto il periodo che richiede una conoscenza igienico-sanitaria elevata, lo ritieni utile che la figura della babysitter abbia nel suo bagaglio formativo un corso sul soccorso pediatrico e conoscenza nella normativa di cura ed igiene del bambino?

Quando, durante la prima edizione del corso, ho scoperto che erano previsti moduli formativi sulla cura e l’igiene e il primo soccorso pediatrico ne sono rimasta positivamente colpita. In diversi corsi, anche universitari, rivolti a chi desidera lavorare in campo educativo, questo aspetto non è considerato. Credo che sia una risorsa importante soprattutto per una tranquillità della famiglia ma anche dell’operatrice/operatore. Apprendimenti che mettano in grado di curare gli aspetti sanitari e igienici consentono di proporre alle famiglie professioniste/i in grado di rivolgersi alla quotidianità del bambino e della bambina in senso completo. Questo credo sia un elemento in più per affidarsi con tranquillità alle cure di una persona esterna alla famiglia, ma anche un aspetto che favorisce maggiore serenità alla/al professionista. In questo momento particolare, questa preparazione credo consenta di contestualizzare meglio le procedure e le nuove prassi richieste per prevenire la diffusione del virus, mettendo ancor più la/il professionista nelle condizioni di condividerle con la famiglia.

 

La d. ssa Eleonora Pedron è una Pedagogista.
Riceve nel suo studio in via Degasperi 36/1 a Trento. eleonora_pedron@yahoo.it

 

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