Il punto di vista dei coworkers - Trentino Social Tank
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Il punto di vista dei coworkers

FEDERICA E IL VALORE DELLE RELAZIONI

Che cosa spinge una persona a scegliere di lavorare in un cowoking? Perché abbandonare le comodità offerte dal lavoro da casa e preferire una location professionale? E’ questa la domanda che abbiamo scelto di fare a Federica, free lance che da qualche mese ha scelto il nostro spazio per svolgere la sua attività professionale.

Iniziamo dalle presentazioni: chi sei e di che cosa ti occupi?

Mi chiamo Federica, sono una designer libera professionista e mi occupo di grafica, identità visive e illustrazione. (Clicca qui se vuoi dare un’occhiata al suo profilo LinkedIn) Sono nata in Trentino e ho studiato Design degli Interni al Politecnico di Milano. Ho quindi scelto da subito un ambito creativo in cui sperimentarmi e accrescere le mie competenze. Anche la mia vita professionale è stata da subito centrata sulla creatività: dopo la prima esperienza lavorativa come progettista d’interni e di prodotto, ho fatto un percorso che mi ha portata al design della comunicazione. Oggi, dopo diversi anni a Milano, ho scelto di tornare in Trentino.
E quindi eccomi qua.

Come mai hai scelto di lavorare in un coworking e non da casa?

Soprattutto per questione di “convivenza”. Attualmente condivido la mia casa con altre persone che hanno esigenze diversa dalla mia e quindi è difficile lavorare. Ho sperimentato il lavoro da remoto durante il lockdown, mi sono trovata bene, ma ora ho bisogni diversi. Conciliare vita e lavoro non è così facile come sembra, anzi. Soprattutto quando abbiamo spazi non adatti al lavoro, spesso condivisi con altre persone. Ad esempio, io oggi vivo in un appartamento più grande di quello che avevo a Milano, ma per ritagliarmi un mio studio avrei dovuto fare dei piccoli lavori e ritagliarmi uno spazio mio. Ho quindi preferito scegliere un luogo già pronto, che poteva rispondere alle mie esigenze di professionista.

Conoscevi già gli spazi di coworking trentini prima di metterti alla ricerca della soluzione più adatta alla tua esigenze?

Sapevo cosa fosse uno spazio di coworking, a Milano ce ne sono parecchi e ho avuto anche modo di partecipare a qualche evento di networking. Quindi per me è stato abbastanza naturale individuare questa soluzione per poter lavorare al meglio. Quando sono entrata in TST, lo spazio mi è piaciuto subito ed ho deciso di sottoscrivere un abbonamento di prova. Avevo bisogno di capire se questo potesse essere il luogo giusto per me.

E hai trovato il luogo giusto?

Penso di sì. C’è soprattutto un elemento che mi ha spinto a continuare: le persone e l’ambiente. Credo di aver trovato un luogo affine al mio per modo di essere e pensare, un ambiente in cui mi riconosco. Trovo tratti in comune rispetto a come io intendo il lavoro e ai miei interessi. A questo si aggiunge l’elemento contaminazione. Trentino Social Tank è un luogo in cui saperi, creatività e multidisciplinarietà si incontrano e questa è una fonte inesauribile di stimoli, soprattutto per un creativo come me. Infine la dimensione della “piazza”: uscendo da TST trovo tutti i servizi di cui un libero professionista può avere bisogno (posta, banca, supermercato, bar) e per chi ha una giornata con i tempi contingentati questo è sicuramente un valore aggiunto.

Oltre alle esigenze familiari di cui ci hai parlato prima, quale altro elemento ha pesato sulla scelta di lavorare in un coworking?

Sicuramente la necessità di avere stimoli continui. Come ho detto sopra, durante il lockdown ho lavorato da casa e ho avuto risultati soddisfacenti. Pur non essendo un luogo lavorativo, ho “imparato” a concentrarmi anche in quel contesto e a svolgere le attività che mi ero programmata. La grande differenza sta nella ricchezza degli stimoli. Muoversi, uscire di casa, incontrare le persone e vivere professionalmente in uno spazio così è più arricchente, soprattutto per chi ha una professione legata al tema della creatività. Un esempio? L’evento Art@work organizzato a settembre: io conoscevo già il progetto Alchemica e il suo fondatore, eppure essere presente mi ha permesso di avere spunti interessanti, mettere in circolo i pensieri ed aprire lo sguardo verso l’esterno. Insomma, oggi per lavorare bene è necessario curare l’aspetto relazionale e qui lo posso fare!

Come vivi la tua esperienza di coworking in questo periodo di emergenza sanitaria? Ti senti sicura in TST?

La situazione sanitaria è preoccupante, non so se potrò continuare  a usufruire della mia postazione (che è ormai comodissima e quasi indispensabile per lavorare in maniera efficiente). Mi posso ammalare, qualcuno in Trentino Social Tank si può ammalare, ecc ecc. Quindi, continuo a vivere bene l’esperienza ma con un senso di incertezza per il domani, che credo sia comune a molti. Dal punto di vista della sicurezza, sì mi sento sicura. Lo spazio è grande, non affollato e siamo tutti attenti a rispettare i protocolli e le misure previste.

C’è qualche consiglio che vorresti darci per migliorare la tua esperienza?

Il coworking di TST è molto variegato: ci sono postazioni, sale riunioni e sale relax. Forse si potrebbe ipotizzare uno spazio più ibrido, in cui dialogare con qualche cliente in maniera abbastanza informale. Si potrebbe anche pensare di dedicare qualche spazio aggiuntivo a telefonate e call, che in questo periodo occupano molta parte del nostro tempo.

 

 

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