Tutto quello che ti serve per progettare la tua formazione online - Trentino Social Tank
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Tutto quello che ti serve per progettare la tua formazione online

UNA FORMAZIONE DI VALORE, SI INTENDE

Diciamocelo, tutti noi tra marzo ed aprile di quest’anno siamo stati letteralmente bombardati da inviti a partecipare a formazioni online. Che fossero in modalità webinar o meeting le proposte avevano (quasi) tutte dei fattori comuni. Due su tutti mi hanno colpito particolarmente: la gratuità (o quasi) e la fuggevolezza.

Tutte cose che hanno molto a che fare con le strategie di marketing – nella misura in cui qualcuno ti regala qualcosa, ma in cambio ti chiede i tuoi dati – e poco a che fare con la formazione – dove qualcuno ti chiede di investire tempo e denaro. Tempo e denaro per formarti, che poi vuol dire essenzialmente: darti delle soluzioni chiare e spendibili per risolvere i tuoi problemi e, soprattutto, la possibilità di cambiare il tuo atteggiamento nei confronti dei problemi stessi. Queste sono le due cose che ti permettono di riconoscere la formazione “fatta bene” da quella improvvisata.

E ti anticipo che per progettare un evento o un percorso formativo online “fatto bene” bisogna aver ben presente 3 fasi:

cioè il primail durante e il dopo.

Uno schema molto semplice ma molto efficace che ho ripreso da un post originariamente pubblicato sul gruppo Funnel&Co | Early Adopters, di cui faccio parte e dai cui questo articolo prende ispirazione.

Ma regalare è male?

Intendiamoci, regalare un webinar per promuovere una proposta formativa più ampia è una pratica che abbiamo sempre visto e, a mio modo di vedere, è anche virtuosa. Lo è nella misura in cui ci permette di “tastare il terreno” e capire se c’è interesse su un argomento o meno; ci permette di testare la nostra proposta non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche delle metodologie e delle modalità di erogazione; ci permette di avere una gruppo di interessati ai quali proporre il percorso formativo più ampio e di valore.
No, non è questo che mi ha stupito in questo periodo di quarantena. Quello che mi ha stupito invece è la velocità con la quale molte organizzazioni hanno proposto in modalità webinar dei corsi che fino a pochi giorni prima erano in aula. Magari anche “a gratis”, appunto. E allora mi viene da pensare che, al di là della sacrosanta volontà di voler dimostrare vicinanza con i propri clienti, dietro a queste proposte non ci fosse un lavoro di progettazione vero e proprio.

E a cosa serve la progettazione?

Per quanto mi riguarda ho sempre pensato che, anche in questo periodo, quando si propone un evento o un percorso formativo, non si possa prescindere dalla qualità, che è data dal valore della proposta. Motivo per cui ho passato tutto il mese di marzo a ripensare le proposte formative di Trentino Social Tank insieme al mio gruppo di progettazione. Solo dopo averle messe sul “banco di prova” le abbiamo proposte sul mercato.

E adesso che abbiamo formato i primi professionisti con questa nuova modalità, ho deciso di mettere nero su bianco quelle che secondo me sono le regole per progettare una proposta formativa di valore online.

Le fasi, prima di tutto

Come in aula, la formazione secondo me si divide in 3 fasi, e cioè primadurante e dopo la formazione. Qui di seguito descriverò ognuna di queste fasi andando ad indicare i problemi che ho incontrato in ognuna di esse, le soluzioni che ho trovato e gli strumenti che utilizzo e che mi stanno dando dei buoni risultati.

Fase I – Dove conosci meglio il tuo cliente e aumenti la sua “voglia di formazione”

In questa fase non conosci ancora i tuoi clienti, ovvero i destinatari della tua proposta formativa. Certo, hai raccolto le iscrizioni, hai alcuni loro dati, tra cui il telefono e l’email. Ma se vuoi che la tua proposta venga percepita come una formazione di valore allora devi riprogettarla in base alle caratteristiche dei destinatari, i tuoi clienti, appunto.

E allora devi creare una survey e chiedere loro di prendersi 5 minuti del loro tempo per darti delle informazioni utili, ad esempio:

▶︎ quali sono i loro problemi?

▶︎ quali sono gli obiettivi che perseguono?

▶︎ che livello di conoscenza hanno sulla materia oggetto della formazione?

▶︎ che cosa si aspettano di imparare con la tua proposta?

Io lo faccio mandando una survey attraverso l’applicazione moduli della suite di Google Drive. I vantaggi sono diversi: prima di tutto creare un modulo con Google è semplice e veloce, dopodiché l’applicazione è gratuita, e quindi accessibile a tutti, anche a chi non ha confidenza con questi strumenti.

A questo punto quindi conosci meglio i tuoi prossimi corsisti e sarai in grado di “ritarare” il corso su di essi. Ad esempio, se scopri che tra i tuoi corsisti ci sono diversi “addetti alle vendite” puoi pensare a degli esempi e a delle metafore che riguardano il mondo delle vendite.

Anche sapere quali sono i loro obiettivi è importante. Mettiamo il caso di un corso sull’utilizzo strategico di LinkedIn. Sapere se i tuoi corsisti sono degli HR che hanno l’obiettivo di “scovare” i talenti migliori per la propria azienda è radicalmente diverso da avere un gruppo di specialisti della comunicazione. Saperlo prima ci permette di prevenire i problemi anzichè curarli in diretta, quando hai già preparato le lezioni e i materiali. Non credi?

Mandare un’email con una survey ben fatta poi permette di ottenere un altro risultato, non meno importante:

i tuoi clienti avranno la percezione che tu ti stia prendendo cura di loro, e questo aumenterà sensibilmente il loro grado di engagement, e il loro grado di partecipazione durante le sessioni live.

Fase II – Dove Utilizzi strumenti per la collaborazione online durante le attività formative

Diciamocelo, la formazione in remoto è meno “ingaggiante” rispetto a quella in aula. Per sua stessa natura rende meno piacevole la partecipazione da parte di chi si deve formare. Perchè in aula c’è più relazione, ci si può sbizzarrire nelle attività di team building più disparate, fino ad arrivare ai serious game. Diversamente, in remoto, ci troviamo tutti davanti allo schermo di un pc, o di un tablet, o dello smartphone addirittura. Per fortuna che ci sono diversi strumenti che permettono di far “lavorare” i partecipanti tra loro, trasformando il docente in un facilitatore dell’apprendimento. Proprio come in aula. Ce ne sono diversi, sia gratuiti che a pagamento, per fare qualche esempio MiroMural o Google Jamboard.

Io uso spesso quest’ultima applicazione (puoi vedere qualche esempio nelle foto), e il motivo risiede ancora una volta nella semplicità d’uso, sia per il docente/facilitatore sia, soprattutto, per corsisti. Anche per chi non è molto socializzato rispetto a questi strumenti. Io in questo modo riesco a riprodurre, anche on line, le attività di team building, di brainstorming e di voting, per arrivare a sviluppare delle idee attraverso la collaborazione tra studenti.

Un altro strumento da scegliere con cura in questa fase è la piattaforma con la quale creare il meeting. Anche qui ce ne sono diverse, io utilizzo soprattutto MEET di Google oppure Zoom che, tra le altre cose, mi permette di:

▶︎ creare delle vere e proprie “stanze” [Breakout Room]

▶︎ dividere la platea in piccoli gruppi

▶︎ assegnare i gruppi alle stanze

▶︎ andare a visitare i diversi gruppi all’interno di ogni stanza, in modo da facilitarne il lavoro

Devo dire che nell’ultimo periodo sto lavorando molto con questi strumenti e posso dire di aver risolto molti dei problemi di partecipazione intrinseci alla formazione online.

Fase III – Dove lasci qualcosa da fare ai tuoi clienti

Come mi suggerisce Fabio Gai di Funnel&Co, la formazione può essere percepita come qualcosa di intangibile dal tuo cliente. E questa è la cosa peggiore che ti può capitare, perchè “intangibile” fa rima con “inutile”. E allora come fare? Io direi che ci sono due modi per evitarlo, e in tutti e due i casi è tuo compito aiutare i corsisti ad essere consapevoli del valore di quello che hanno appreso.

Il primo modo è lasciare a tutti i partecipanti i prodotti della formazione. Facciamo l’esempio del corso su LinkedIn di poco fa. Qui durante le lezioni prevedo sempre un momento in cui i partecipanti costruiscono la loro Personas, cioè il loro potenziale cliente attraverso dei Canvas specifici. Come nell’esempio che vedi nell’immagine.

Bene, se anche tu prevedi dei momenti simili il consiglio è quello di raccogliere tutti i prodotti dell’attività formativa, impacchettarli e consegnarli alla fine del corso. Come? Anche qui io utilizzo delle cartelle in Google Drive, perchè sono facilmente condivisibili e permettono di lavorarci ancora insieme in futuro.

Io poi all’inizio del corso creo un vero e proprio sito dedicato attraverso Google Site, dove raccolgo tutto: materiali utili, slide del corso, liberatorie privacy, questionario di gradimento ecc. È ormai una consuetudine, sia per me che per Trentino Social Tank e, devo dire, è molto apprezzata dai destinatari. Anche qui la suite di Google si rivela molto utile, perchè non solo permette di costruire il sito in pochi minuti, ma anche di renderlo “non indicizzabile” da Goolge stesso, in modo tale che solo i nostri clienti ne abbiano l’accesso. Mica male direi.

Il secondo è inviare un questionario di valutazione ai partecipanti, andandogli a chiedere non solo come si sono trovati durante le lezioni, ma anche che atteggiamenti hanno messo in atto dopo il corso. Perché? L’ho detto prima, lo scopo ultimo della formazione non è divertirsi in “aula”, ma generare un cambiamento! Ricordatelo, è molto importante!

E adesso?

Beh, ora mi pare di averti detto veramente tutto. O almeno tutto quello che riguarda il processo che sto sviluppando in questo periodo. Ora tocca a te metterlo a terra e adattarlo ai tuoi obiettivi. E allora il mio consiglio è quello di testarlo prima di proporlo ai tuoi clienti, perchè se c’è una cosa che ho imparato del mio lavoro è che

nella formazione fare test è importantissimo. Chi non lo fa è da paragonarsi a quei cuochi che non assaggiano prima di uscire in sala con i piatti. Non so se mi spiego.

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