Saper pianificare, un'abilità cruciale nel terzo settore - Trentino Social Tank
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Saper pianificare, un’abilità cruciale nel terzo settore

 

Colui che non riesce a pianificare sta progettando di fallire.
(Winston Churchill)

La riforma del terzo settore ha introdotto l’obbligatorietà per tutte le imprese sociali di stilare una Valutazione d’Impatto Sociale e di pubblicarla sul proprio portale online o sul portale della propria rete associativa di riferimento. Questo rende la capacità di progettare e valutare gli interventi sociali una competenza indispensabile per chi vuole fare impresa nel terzo settore.

VALUTAZIONE D’IMPATTO SOCIALE

La Valutazione d’Impatto Sociale, o VIS, è definita come “la valutazione qualitativa e quantitativa, sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento rispetto all’obiettivo individuato” (legge 106/2016). Sono obbligati a stilarla, indipendentemente dalle loro entrate, tutte le Imprese Sociali e tutti i Centri di Servizio per il Volontariato. Devono redigere la VIS anche tutti gli altri Enti del Terzo Settore le cui entrate superano il milione di euro o che attuano interventi interregionali, internazionali o superiori ai 18 mesi di durata.

LE DIFFICOLTÀ DI UNA PREVISIONE

Chi lavora nel terzo settore sa benissimo quanto sia difficile riuscire a prevedere, a priori, l’impatto che un intervento può averesulla società: troppe variabili possono intercorrere e troppi imprevisti possono sorgere inaspettati. Un esempio lampante di un intervento sociale andato storto nonostante le notevolissime risorse materiali e umane coinvolte è occorso in Francia negli anni ’80. Quando si presentò il problema di dover riconsiderare le periferie cittadine più povere e i loro abitanti in epoca post-industriale e post-imperialista i nostri cugini francesi decisero di attuare un enorme piano pubblico che avrebbe dovuto risolvere in modo elegante entrambi i problemi. Supportati da una teoria scientifica largamente verificata, l’ipotesi del contatto di Allport, decisero di utilizzare le periferie, le benlieue, per mescolare in parte uguali i loro concittadini d’origine africana o asiatica presenti nelle grandi città con quelli d’origine europea, eliminando contestualmente eventuali “ghetti” abitati da singole etnie. Secondo il progetto francese la mescolanza avrebbe dovuto ottenere sia l’affievolirsi delle tensioni razziali sia una rinascita culturale ed economica delle periferie. Purtroppo le cose non andarono così ma il risultato fu esattamente l’opposto: aumento delle tensioni e degrado. Questo avvenne non perché la teoria su cui si basava l’intervento fosse errata, con alcune modifiche fatte da Pettigrew nel ’98 l’ipotesi del contatto è ancora considerata perfettamente scientifica, ma perché fu ignorato l’effetto che la competizione per le risorse e per il lavoro avrebbe causato negli abitanti delle benlieue. Detta in modo semplice, ognuno aiutava solo chi considerava simile a sé danneggiando quindi i francesi di altre etnie. Col tempo questo modo di fare creò delle piccole enclavi degradate di potere basato sull’etnia, ottenendo, appunto, il risultato opposto a quello atteso. Se l’attuazione dell’intervento avesse previsto verifiche a breve e a medio termine degli obiettivi forse si sarebbe potuto correggere in corso d’opera.

CAMBIAMENTI NELLA CULTURA PROGETTUALE

L’obbligatorietà della VIS porterà inevitabilmente ad un profondo cambiamento nella cultura progettuale degli enti del terzo settore. Per prima cosa si dovrà rinunciare a tutti quegli obiettivi non facilmente valutabili quantitativamente o qualitativamente, obiettivi vaghi come “il benessere dei soggetti” dovranno essere specificati a fondo definendone le variabili e gli strumenti adatti per misurarle. Anche la necessità di definire obiettivi a breve, medio e lungo termine porterà a progetti decisamente più articolati e complessi rispetto a quanto già lo siano ora. 

GLI ESPERTI IN PROGETTAZIONE SOCIALE (EPS)

Questa riforma e la conseguente domanda delle Imprese Sociali ha fatto nascere la figura dell’Esperto in Progettazione Sociale, ossia un professionista dotato delle competenze necessarie per creare e portare al successo interventi sociali che soddisfino contemporaneamente sia gli obiettivi che l’Ente del Terzo Settore si è posto sia le nuove specifiche che la riforma ha imposto a quel tipo di progetti. La presenza di questi professionisti diventerà col tempo indispensabile per chiunque voglia creare nuovi progetti in ambito sociale. 

 

 

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